<style>.lazy{display:none}</style>Il calcio e le Aquile: una medicina in un'epoca triste - CalabriaSport

Il calcio e le Aquile: una medicina in un'epoca triste

Una pagina importante che il Catanzaro potrebbe scrivere in un periodo storico da dimenticare

Il calcio come una medicina benefica, l'unica forse che consente di staccarci dalla cronaca quotidiana, nazionale e internazionale, che da qualche anno a questa parte non è più così distensiva come in passato. Prima emergenza sanitaria, ora sanitaria e bellica. Senza scendere nei particolari che non ci interessano in questa sede, in ogni caso parlare di calcio in tempi di guerra mai avremmo immaginato di doverlo fare; così come non immaginavamo di doverlo fare in tempi di Covid. Ma tant'è che la storia è questa, non ci rimane che seguirla in parallelo potendo quantomeno addolcirci raccontando le tante cose belle del nostro amato Catanzaro che, seppure in un'epoca così triste, sta facendo risorgere le coscienze sportive del Capoluogo che tanto lustro portò alla Calabria.

Allora fu un Angelo di nome Mammì in quel di Napoli a battere il Bari e staccare il biglietto per l'Olimpo del calcio. La storia si ripeterà? Non è dato saperlo ancora, ma per il solo fatto che tutti i cuori giallorossi si siano messi a battere al ritmo della vittoria, regalando emozioni e sogni sia alle vecchie che alle nuove generazioni, ci induce a ringraziare la Società giallorossa e quel mister di nome Vincenzo Vivarini che è riuscito nel difficile obiettivo di far cambiare pelle a questo Catanzaro.

L'articolo integrale nel Settimanale di venerdì in formato digitale: